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Curiosità – 3

LE DONNE NELL'ARTE

Un interessante uso del morphing. Assolutamente da vedere…con un po' di pazienza!

http://www.artgallery.lu/digitalart/women_in_art.html

(P.S. : Non è possibile inserire qui il video. Seguire il link)

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Incipit – 14

Benno von Eppan, in uno di quei momenti riflessivi che gli capitano quando non è in preda ai suoi astratti furori o nelle sue notti agitate da sonni inquieti, si è chiesto dove fosse o cosa stesse facendo il giorno in cui avvenne quel qualcosa* che negli anni a venire gli avrebbe cambiato la vita – e non solo a lui.

Burgunde lo chiama dalla cucina. "Ah, ecco cosa stavo facendo -si disse- preparavo io la cena…"www
* la nascita ufficiale del W(orld)W(ide)W(eb), obviously. Qui il documento fondativo; qui altre notizie.

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Ancora su Feisbuk

Mi sono iscritto a FB due anni e mezzo fa. Fra gli amici che frequento abitualmente ne sono stato un difensore sincero, nonostante certi suoi lati ambigui. Due settimane fa ho deciso di staccare la spina, di non essere più ossessionato dal 'dover esserci' e dal sentire come una necessità leggere, commentare, inserire post. Basta. 

Nonostante questo, credo che FB sia uno strumento innovativo per la rete, che se attentamente usato e calibrato secondo le esigenze personali può essere potenzialmente utile. In effetti le chiacchierate all' interno di certi gruppi di interesse che riguardano il mio lavoro sono state veramente istruttive ("creare conoscenza" è uno dei lati positivi del social software) e piacevoli sono stati i momenti in cui assieme ad altri ho ricostruito per esempio un percorso musicale 'anni 60' (altro lato positivo, la "condivisione e collaborazione attiva"). Quello che ha cominciato a dare un po' di fastidio, ma che obiettivamente ha fatto la fortuna di FB, è la massiccia invasione di notizie di cui possiamo fare assolutamente a meno (xy è diventato amico di, wz si sta grattando etc etc).

 

Tengo a precisare che le persone "di cui sono diventato amico" o "a cui ho concesso la mia amicizia" sono persone già conosciute -anche se alcune non le ho mai viste di persona-, però l'idea di essere esposto così in vetrina in ogni azione compiuta su FB, ecco, questo secondo me potrebbe essere una scelta dell'utente, non un obbligo imposto.
E' per questo motivo che accolgo con favore questa idea, anche se non credo che piacerà molto a Mark Zuckerberg, l'ormai miliardario padre di Facebook. 

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Problemino non indifferente…

Credo sia utile proporre anche qui un intervento autorevole di Mario Rotta a proposito di una problema non indifferente introdotto da un’insegnante che, come me, si sta ponendo alcune domande su come far fronte alla mancanza di tempo per conciliare la propria attività con le varie proposte online.

L’intervento di *** merita di essere analizzato e considerato. "Vorrei avere il tempo di leggere tutto" non è soltanto un grido di dolore o un’ammissione di fatica, non è nulla di così ovvio, è uno dei temi fondanti di tutti i modelli di e-learning e delle teorie dell’apprendimento che li ispirano. Per quanto mi riguarda penso che le incertezze che ancora attraversano la mente di chi si occupa di e-learning e di evoluzione dell’e-learning consistano nel non riuscire a dare una risposta sensata alla domanda retorica che Antonella pone in modo così chiaro e semplice. Abbiamo parlato tanto di piattaforme, di tecnologie, di strategie fondate sulle tecnologie, di implicazioni psicologiche, relazionali, organizzative… ma non abbiamo ancora saputo dare indicazioni su come si fa a trovare il tempo di leggere tutto, o su come si possa "attraversare" quel tutto come se fosse un paesaggio che non è obbligatorio esplorare in ogni suo millimetro per conoscere ma che è importante poter comprendere osservandolo da diverse angolazioni.

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Dubito, quindi sono (in FB)

Sono davvero indeciso sul da farsi. Con più di un centinaio di "amici", ogni volta che entro in Facebook  mi trovo più di un centinaio di loro interventi in bacheca, a volte anche duecento. Quanto tempo mi ci vuole per leggerli? O meglio, sono veramente interessato alle loro notizie? Immagino che quelli che ne hanno un migliaio, di amici, ne leggano le notizie a malapena di una decina, quelle delle persone alle quali effettivamente tengono. E ALLORA, A CHE PRO AVERE TANTI "AMICI"?. Insomma, forse è da rivedere l’enfasi con la quale si parla di ‘social network’. Certamente si può tranquillamente mandare a quel paese le notizie degli altri 999 ‘amici’, si possono addirittura nascondere, certo. E allora? Ancora una volta: a che pro avere tanti "amici" se dopo te ne freghi di quello che scrivono? La risposta sembra essere quella di una gara a chi ha più contatti, poi, di tutto il resto, chissenefrega? e allora, che cacchio di social network è FB? dobbiamo passarci la nostra vita? Perché, se non ce ne siamo accorti, c’è il pericolo di una dipendenza psicologica: se accettiamo l’idea di entrere in FB una volta al giorno, magari la sera, e vogliamo intrattenere ‘rapporti sociali’ con il misero centinaio di ‘amici’ che abbiamo, dobbiamo tenere conto anche del tempo che impieghiamo per tenerci aggiornati sulle loro attività…moltiplichiamolo per il tempo che impieghiamo a scrivere qualche commento, aggiungiamo una nostra nota, facciamo una ricerca sul video della canzone che in quel momento ci sentiamo di condividere, e il gioco è fatto: un paio d’ore, minimo. Se per un giorno ci dimentichiamo o ci prendiamo la libertà di non entrare in FB, il giorno dopo che facciamo? leggiamo non cento interventi, ma trecento o ce ne freghiamo? Insomma il trucco (la fregatura?) è presto spiegata: NON si leggono le notizie altrui (almeno che non si abbia tempo a volontà) NON si commenta se non tirati per i capelli (e solo alle notizie delle persone cui realmente ci si tiene) e SI SCRIVE qualcosa solo per esercizio accademico (o per bieco narcisismo intellettuale, che non è tanto differente) [ne sono consapevole nello stesso momento in cui scrivo questa nota: qualcuno, se vuole leggerla, la commenterà. E così avrò ottenuto il mioi scopo]

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Tentativo di spiegazione

Perché sono entrato in Facebook?
Per lavoro. Mi interesso di social network e di tutto ciò che riguarda il WEB per capire se è possibile adattarlo alla didattica. Quindi, dopo essermi iscritto, ho cominciato a frequentarlo (in realtà non assiduamente, forse perché ero e sono ancora molto scettico al riguardo) in compagnia di altre persone che come me navigano nel mondo delle tecnologie didattiche.. In effetti le potenzialità ci sono, lo strumento è flessibile e agile, bisogna capire se ha qualche valore aggiunto. Come piattaforma di scambio di opinioni e informazioni è valido (NB: opinioni e informazioni generano curiosità, quindi potenzialmente anche un apprendimento) Volendolo utilizzare anche in mash-up con altri strumenti web 2.0, è possibile registrare in streaming (in altre parole registrare in diretta una conferenza e vederla nello stesso momento in Rete: l’ho provato ieri).
Quindi, un punto a favore c’è.

Per curiosità. Se curiosità è motore della conoscenza, il fatto di cercare in Facebook delle persone che non si vedono da anni (questo è il motivo per cui è nato) è interessante. Risponde alla domanda: "vediamo se anche lui/lei abita da queste parti". Qualcuno ne ho trovato, qualcun altro mi ha trovato. Poi la storia individuale è tale che dopo i primi saluti e gli ovvi ‘ Come va? che fai?’ etc etc non si va. Se invece c’è qualcosa da ritrovare insieme, allora è una buona cosa: si riannodano fili, si recupera memoria, fotografie ingiallite, storie…

Per gioco. Ci sono molte applicazioni, in Facebook, che permettono di passare il tempo. Le evito accuratamente, preferendo -se voglio stare al computer- i classici giochi di carte. Alcuni amici confessano di essere entrati in Facebook proprio per questo, per alleggerire un momento doloroso della loro vita. Posso obiettare che ci sono anche altre strade da percorrere, ma non posso sindacare su una scelta esclusivamente personale. Ma giocare è anche il cosiddetto cazzeggiare, cioè "passare il tempo trastullandosi nell’ozio, lavorando il meno possibile o facendo innocue cazzate", il cui fine è la semplice occupazione del proprio tempo libero (da Wikipedia, voce ripresa dal vocabolario della lingua italiana), che si traduce nel commentare scherzosamente i post degli amici, nel pubblicare post scherzosi che a loro volta vengono commentati più o meno ironicamente, nello scrivere le proprie opinioni su quanto succede nel modo e sollecitare risposte che -come in una normale discussione da bar- può anche trascendere… Insomma Facebook è né più né meno una grande piazza virtuale dove ci si ritrova in compagnia della stessa fauna che si ritrova nel mondo reale. E come nella realtà puoi andartene e non frequentare più quelle persone, lo puoi fare anche in Facebook: le ‘nascondi’ (ma sai che continuano a vederti e a leggere quanto scrivi) le ‘escludi’ (cioè le togli dalla lista delle tue amicizie (quindi non possono vederti più, ma ti possono rintracciare se hai amici in comune e tu scrivi sulle loro bacheche), oppure te ne vai del tutto, annullando il tuo account.

C’è però un ma. Che consiste in un’antipatica CENSURA che a volte colpisce indiscriminatamente opinioni politiche e sociali ‘che possono dare fastidio’. Ne sono esempio i gruppi promossi da certe parti politiche ‘contro’ gli immigrati che sono stati subito cancellati, ma anche certi post giudicati (da chi? dagli amministratori di Facebook?) troppo non politicamente corretti. E questo, in realtà non mi sembra positivo. Ma si può ‘per principio’ affermare di non voler proprio per questo entrare in FB o decidere di allontanarsene? Pur storcendo il naso, io rimango. Con ancora qualche dubbio, ma rimango. Si sa mai che qualcuno mi voglia fregare l’identità spacciandosi per me (è già successo anche questo).

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W la blogosfera

Ieri ho lasciato un post. Subito dopo ho smanettato un po’ nella homepage di Splinder. Sono capitato nella sezione “blog aggiornati”. Tra il mio e l’ultimo post pubblicato sono passati 26 minuti. In questo lasso di tempo sono stati aggiornati, con altrettanti post, 180 blog. Il che vuol dire, a spanne, quasi sette post al minuto.

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Tempus fugit…

Chi ha un po’ di esperienza con i social network sa cos’è una “comunità di pratica”. Nel forum di una delle community cui sono iscritto è apparsa questa discussione:

 

… … non abbiamo tempo, non ho tempo, non avete tempo, non c’è tempo, per ora non posso, troveremo del tempo, ma quanto tempo hai, se hai del tempo … …
Milioni di persone senza tempo s’incontrano in milioni di non luoghi senza tempo. Milioni di altri di noi si siedono in riunioni di parole che tolgono tempo, ma sappiamo di non avere tempo.
Anche quando la nostra idea è buona e può far risparmiare tempo, chi ci sta di fronte dice di non avere tempo.
Anche a voi succede qualcosa del genere?

 

Al che, di getto, mi è uscito questo contributo:

 

A metà strada fra il serio e il faceto, ti dirò che il problema del "tempo" non è proprio uno scherzo. A volte anch’io ho detto (e mi sono detto) di non aver tempo. Ma "per che cosa" o "per chi" non avevo tempo? Non certo per la famiglia o per la scuola: quello si dovrebbe avere, anzi si deve, senza mezzi termini. Più spesso il tempo non si ha per quello che si vorrebbe fare: e questo abbraccia vasti campi. Hobby -magari non uno solo-, sport -necessario tanto quanto il lavoro e l’alimentazione-, ed anche il riposo -altrettanto necessario, forse anche meno delle otto ore di sonno consigliate. Dimmi tu, ora, come si fa a distribuire equamente il proprio tempo. A qualcosa devi necessariamente rinunciare. E’ un problema di scelta, magari sofferta da chi è costretto a scegliere, sicuramente non accettata da chi si sente opporre il diniego con una scusa per lui banale.
Eppure, quante volte abbiamo occupato il nostro tempo iscrivendoci all’ultimo social network, aggiornando il nostro sito personale, leggendo i blog degli amici, curiosando fra le notizie dei quotidiani online…cercando, in ultima analisi di ‘star dietro’ alle novità? E questo, a ben guardare, ‘ha portato e porta via tempo’ ad altre attività non meno importanti. D’altra parte, se ti allontani per un paio di giorni dalla blogosfera o dai social network come questo sul quale io stesso sto scrivendo in questo momento, quanto tempo impieghi per metterti alla pari? non vorrai mica dirmi che si può tralasciare la lettura di ciò che i membri della community lasciano come traccia del loro passaggio! Sarebbe un’ingiustizia nei loro confronti, meglio allora non iscriversi e non partecipare, no? E se poi sei iscritto come me a più community, cosa fai? A qualcosa devi togliere diversi minuti, se non ore: e a quale attività lo togli, tu? Io al sonno, allo sport, agli hobby. Non so fino a che punto tutto questo sia positivo.
Rileggiamoci alcune lettere di Seneca sul tempo o sugli ‘occupati’. Alla base sta un’idea attuale, molto attuale: "non disponiamo di poco tempo, ma molto ne perdiamo". Sta a noi decidere quale sia veramente il tempo perso.


Un’idea già l’avrei…

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